Troveremo soluzioni per precari scuola in Sicilia

Sollecitero’ tutti i soggetti che hanno responsabilità affinché si trovino soluzioni in tempi rapidi. Ho incontrato una delegazione di collaboratori scolastici precari della provincia di Palermo. Erano presenti  Sugamiele Luigi (pres. coop Comitini), Costantino Francesco (pres coop Service), Andrea Durante (pres coop pubblica istruzione), Antonino Cammarata (vice pres. coop 30 aprile) e Francesco Amato (pres. coop istruzione pubblica).

Ci sono storie e professionalità che non possono essere mortificate. Donne ed uomini che hanno fatto enormi sacrifici e che oggi consentono al mondo della Scuola di offrire prestazioni di alto livello. Il governo ha individuato percorsi e garantito risorse ma bisogna fare molto, in tutto il Paese e sopratutto in Sicilia. Senza interventi risolutivi si rischieranno grandi disagi già dal prossimo Settembre.
Non è materia che segue il mio ministero ma è ovvio che su temi delicati ognuno di noi ha il dovere di cercare soluzioni e condividere responsabilità. Io lo faccio quando in gioco ci sono i destini della mia Sicilia

È l’ora del Daspo anche per i banchieri?

Il mio articolo per Formiche.net

La questione legata alla tenuta e alla solidità del sistema bancario è, per forza di cose, un tema di indubbia rilevanza soprattutto alla luce della cronaca di questi giorni e sarà uno dei cavalli di battaglia degli schieramenti politici nelle prossime campagne elettorali.

Finora lo Stato – che investe soldi pubblici – ha sempre garantito, non senza polemiche e sacrifici, il sostegno verso quegli istituti bancari in dissesto, il cui fallimento avrebbe provocato danni irreparabili ai risparmiatori italiani. Ma se lo Stato deve preoccuparsi di attivare meccanismi di salvataggio di banche che sono state gestite da manager che guadagnano milioni di euro e le cui buonuscite fanno tremare i polsi, finendo comunque sull’orlo del baratro, allo stesso modo deve pretendere che a pagare per la mala-gestio debba essere esclusivamente chi ne è responsabile e non anche il cittadino-risparmiatore.

Il caso legato al rischio flop della ricapitalizzazione della Banca Popolare di Vicenza è un segnale emblematico del grado di fiducia degli investitori (e quindi anche dei cittadini) verso il sistema bancario: il Fondo Atlante ha, di fatto, evitato il fallimento dell’operazione e, in definitiva, il fallimento stesso della banca. Si dirà: se falliscono le banche a rimetterci non sarebbe tanto l’istituto bancario ma l’intera economia nazionale. E allora, si salvino pure le banche per salvare correntisti, i dipendenti e la fiducia nel sistema, ma chi ha causato il disastro paghi.

Dirigere un istituto bancario non è un lavoro qualsiasi: chi gestisce le banche deve avere la consapevolezza di essere stato investito di un incarico delicato e cruciale. Chi custodisce i nostri risparmi è garante delle fede pubblica, è il crocevia della promozione del sistema produttivo e degli investimenti.

Affidereste i vostri risparmi ad uno sprovveduto? Affidereste i vostri risparmi ad uno scialacquatore? Ovviamente no. Ma per poter scegliere responsabilmente se affidarsi ad uno o ad un altro istituto bancario ai cittadini serve sapere chi è che lo dirige: non basta il nome e il cognome. Perché, quindi, non rendere obbligatorio l’avvio dell’azione di responsabilità patrimoniale per Direttori Generali, Amministratori Delegati, Presidenti, Consiglieri di Amministrazione e Sindaci revisori ai quali è ascrivibile il dissesto finanziario degli istituti bancari? Non solo. Come avviene in altri settori sarebbe sacrosanto introdurre anche un DASPO grazie al quale, per un certo lasso temporale, queste persone non possano più assumere alcun ruolo nelle istituzioni finanziarie del Paese.

Gli italiani non possono più tollerare che a dirigere questi settori cruciali per le nostre vite vi sia chi si è dimostrato incapace di farlo.

Garantire e preservare il patto fiduciario che i cittadini sottoscrivono con le banche e gli istituti finanziari non è populismo, chi governa non può e non deve essere populista.

Salviamo quindi le banche, non i banchieri.

CONTINUITA’ TERRITORIALE SICILIA: CORRAO PARLA A SPROPOSITO. CONFERENZA SERVIZI RICONVOCATA PER L’11 LUGLIO

L’eurodeputato Corrao continua a parlare a sproposito con l’unico scopo di creare inutile confusione e incertezza nei siciliani, perché, l’unica verità è che il Governo nazionale ha attivato tempestivamente la prevista procedura per garantire la prosecuzione delle tratte sociali da Lampedusa e Pantelleria verso gli aeroporti di Trapani, Palermo e Catania che andranno a scadere il 30 giugno 2017, nonché per imporre nuovi OSP per gli aeroporti minori di Trapani e Comiso, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato e libertà di concorrenza.

La Conferenza di Servizi, convocata dal Presidente della Regione Siciliana per il 16 giugno, su delega del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 18 maggio scorso è stata rinviata a causa della drammatica situazione determinatasi in Sicilia per gli incendi che hanno distrutto intere aree e messo a rischio la popolazione, ed è stata riconvocata per il 11 luglio.

In quella sede, la Regione, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e l’ENAC, decideranno i contenuti della nuova gara per il rinnovo degli oneri di servizio pubblico già in vigore, ovvero quelli dalle isole minori, e dell’imposizione di nuove tratte sociali da Comiso e Trapani: solo dopo, come finge di non sapere l’on. Corrao, potrà essere effettuata la notifica all’Unione Europea. Pertanto, l’on. Corrao, piuttosto che abbaiare inutilmente alla luna, si prepari a dare il suo contributo presso le istituzioni comunitarie, insieme a tutti gli altri europarlamentari della Sicilia, a garantire il via libera alla nuova continuità territoriale aerea della Sicilia per introdurre maggiori collegamenti e a basso costo verso il resto del Paese.

PROFESSIONISTI, VICARI: GRAZIE AD AP GOVERNO HA CAMBIATO MENTALITA’

Oggi ho partecipato a Palermo al Congresso nazionale dell’ordine degli ingegneri ed ho ricordato a questa platea i molti impegni (e qualche successo, lasciatemelo dire) del lavoro svolto negli anni scorsi al Ministero dello Sviluppo Economico a favore del mondo delle partite iva.

Il tavolo sulla competitività delle libere professioni, avviato su mia iniziativa l’anno scorso al MiSE è stato, infatti, fin da subito fautore della necessità dell’equiparazione dei professionisti alle imprese per l’accesso ai fondi.

Ritenevo una follia che chi contribuiva, come i professionisti italiani, al 12,5% del Pil nazionale, non fosse considerato a tutti gli effetti “impresa”. Grazie alla spinta propulsiva di quel tavolo abbiamo ottenuto con la Legge di Stabilità 2016 un risultato storico: l’estensione dell’accesso ai fondi strutturali europei 2014-2020, circa 80 miliardi di euro, anche per i liberi professionisti.

E’ stato un primo segnale politico che però ha rappresentato, grazie alle idee di Area Popolare da sempre vicina alle istanze dei professionisti, una pietra miliare nel cambiamento di una mentalità nel  concepire il mondo dell’impresa

In un mondo che evolve sempre più rapidamente rispetto al passato  per l’ingegneria moderna è diventata sempre più importante la tempestività nei tempi programmati per l’esecuzione dell’opera.

Il ruolo giocato dal professionista-ingegnere è, per il Mit, assolutamente cruciale. Ora, per rafforzare questo rapporto, occorre  che i docenti universitari che partecipano al Consiglio superiore dei lavori pubblici siano indicati dall’Ordine. Solo così sarà possibile potenziare le sinergia tra lo Stato ‘programmatore’ e i progettisti del mondo accademico.

Con Smart cities 10 punti di Pil in più. Meglio rigenerare quanto già costruito

Oggi ho partecipato alla XIX Conferenza nazionale della Società italiana di urbanistica, a Catania.
La città si costruisce sul costruito, la mia opinione.
La rigenerazione delle aree urbane, infatti, disegna il futuro sfruttando e migliorando quanto è stato costruito. La prima, imprescindibile azione, sia in termini di sostenibilità che di riduzione dei costi, è proprio quella di riqualificare ciò che già esiste e potenziare le aree urbane sotto un punto di vista infrastrutturale e di mobilità, sfruttando al meglio gli spazi pubblici.
Un investimento di 3 punti di PIL ogni anno in questo settore, da qui al 2030, produrrebbe un valore pari a 10 punti di PIL. Non possiamo più permetterci, dunque, di rimanere a guardare.
Il Governo, ho ricordato, è interessato a ricevere le proposte e le soluzioni che emergeranno da questa conferenza per predisporre una bozza di agenda urbana e territoriale.
L’urbanistica tradizionale dava enfasi al problema della casa, metteva in evidenza l’importanza delle aree centrali e storiche. Oggi le città sono diventate realtà “metaboliche” che devono essere capaci non solo di “digerire” gli effetti di queste profonde mutazioni ed esigenze intervenute nel corso degli anni, ma soprattutto di mettere a sistema le diverse componenti e risorse per produrre un nuovo ecosistema insediativo più creativo, intelligente e sostenibile