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LIBERALIZZAZIONI: DIBATTITO SU FACEBOOK

01 febbraio 2012

Care Amiche e cari Amici,

sulla mia pagina di Facebook si sta sviluppando un dibattito al quale mi piacerebbe partecipaste.

Come sapete, infatti, sono relatrice del provvedimento che approderà in Senato.

Sarei felice di poter portare il mio contributo al D.L. anche usufruendo dei vostri preziosi suggerimenti.

La mia pagina è a vostra disposizione.

Grazie,

Simona

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20 Commenti a “LIBERALIZZAZIONI: DIBATTITO SU FACEBOOK”

  1. ettore scrive:

    ti ricordo la necessità di sanare il differente trattamento dell’energia prodotta dal sole con quella prodotta dal vento :la prima è attività agricola connessa la seconda no…e conseguentemente tutte le società agricole non possono produrla perchè possono svolgere esclusivamente attività agricole e connesse. Inoltre per le aziende agricole, per auto-consumare l’energia prodotta è necessario prevedere come già in atto per i Comuni sotto i 20000 abitanti e il Ministero della Difesa,la non coincidenza del punto di connessione per l’energia prodotta e quella consumata. Le aziende agricole governano ampie superfici e quasi mai il miglior sito per produrre energia ,coincide con quello di consumo.Tutto questo è a costo zero e non capisco come il governo Monti non lo ritenga degno di nota, alla faccia di semplificazione,liberalizzazione e sviluppo!!!!!

  2. Carolina Scarano scrive:

    Gentile Senatrice, sono avvocato, consigliere dell’ordine, e l’estremo sconforto che ha preso tutte le categorie di professionisti dopo il decreto pubblicato il 24 gennaio è estremo. In particolare per gli avvocati il problema è gravissimo. Ci muoviamo in una categoria professionale che ha già gli albi che scoppiano , di fatto liberalizzata da tempo e la scure dell’abolizione delle tariffe non farà altro che rendere ancora più povera la categoria e più insicuro e meno qualificato il servizio che si offre alla cittadinanza. L’alto senso della mia professione, cioè quello di essere il tramite tra il cittadino e la sua richiesta di Giustizia, viene svilito da un provvedimento proditorio, incomprensibile che ha paralizzato ancora di più i Tribunali visto che noi avvocati utilizzavamo le tariffe nel nostro quotidiano, essendo prevista nel processo una fase di liquidazione delle spese ed una fase esecutiva. I Giudici non possono più liquidare le spese e gli avvocati non hanno alcun parametro a cui riferirsi per richiederle. Ma per i cittadini non è meglio avere dei punti di riferimento precisi anche quando devono pagare la parcella ad un professionista? Questo evita gli abusi ed evita lo svilimento del lavoro intellettuale. Il nostro meraviglioso paese si regge su una classe media che ha necessità di avere i mezzi di sostentamento ed in un momento in cui la crisi morde l’art. 9 del decreto è solo un ulteriore drammatico colpo a chi potrebbe dare una mano alla ripresa del paese. Augurandomi che la voce dei cittadini e la voce dei professionisti che ai cittadini offrono servizi venga ascoltata Le auguro buon lavoro

  3. Simona V. scrive:

    Carolina, cercheremo di migliorare la riforma forense che e’ in atto ferma alla Cameramdei Deputati. E’ chiaro anche a me che il sistema dei preventivi va rivisto, sono certa che il confronto col Governo e con i vostri rappresentanti sarà utile per addivenire ad un risultato che soddisfi sia le esigenze dei professionisti che quelle di una nuova economia di mercato. Grazie per avermi scritto e scusami per averti risposto in ritardo, ma in questo momento sono ancora in ufficio a lavorare.
    Simona

  4. Vincenzo Pappalardo scrive:

    C’è da rimane basiti da determinate affermazioni quali:”più povera la categoria e meno sicuro e meno qualificato il servizio che si offre alla cittadinanza” o “di fatto liberalizzata da tempo”. Il mio sguardo và a quei laureati che svolgono i tirocinei gratuiti presso studi legali che fornendo manodopera a costo zero , il mio pensiero và alle loro famiglie che li hanno seguiti, aiutati e sostenuti durante il corso di studi e alla loro indignazione nel veder i propri cari fermi al palo per un esame di stato che serve solo ad impedire ad essi di entrare nel mondo del lavoro. Infine penso ai cittadini ai quali è “dovuto” un preventivo di spesa. Per concludere mi sembra allucinante le dichiarazione della dirigenza del PdL, sul tema liberalizzazioni,in primis di Berlusconi per bocca sua “il più liberale dei liberali”, che continua a difendere posizioni indifendibili come quella dei farmacisti dove la legge impone non il livello minimo di servizio che bisogna fornire ai cittadini ma il massimo e dove (caso unico in Italia)un diritto acquisito per concorso (titoli ed esami) viene tramandato da padre in figlio. Per non parlare dei tassisti in rivolta perchè non possono rivendersi le licenze “Comunali”,che dire siamo in Italia e qui nulla ha senso tanto che le liberalizzazioni le fanno i comunisti e i liberali diffendono i monopoli.

  5. Silvia scrive:

    Gentile Senatrice, sono una farmacista titolare di una parafarmacia che avevA anche votato PDL convinta dello slancio liberale, democratico e innovativo che il Vostro Premier diceva di voler favorire in Italia, rimanendo molto delusa del Vostro atteggiamento medioevale nei confronti della mia categoria. Innanzitutto volevo sottolineare per l’ennesima volta che l’apertura delle parafarmacie nel 2006 ha introdotto il concetto di risparmio per il consumatore sull’acquisto di farmaci SOP e OTC, concetto che non era nemmeno ipotizzabile quando tali farmaci erano in farmacia. Ciò è ancor più esplicitamente ribadito dall’ultima dichiarazione riportata sui giornali di oggi dal presidente di Federfarma Racca quando afferma che se aumentano le farmacie, dice, ognuna di esse incasserà di meno e ci rimetterà il consumatore, perché «se le farmacie saranno più povere, saranno meno disposte ad applicare sconti» … affermazioni sconvolgenti se andiamo ad analizzare a priori il senso con cui si è fatto un decreto sulle liberalizzazioni. Per quanto riguarda la Parafarmacia e i giovani imprenditori che hanno investito in tale attività ritengo che il Governo attuale e precedente si sia dimostrato insensibile, inconsistente e “medievale”. Vengono sempre tirate fuori le coop ma alla fine su quasi 4000 parafarmacie solo ca 350 sono i corner nelle GDO, quindi se andasse avanti così ca 3600 giovani farmacisti si troveranno con un pugno di mosche in mano dopo aver investito molto e con il rischio di diventare disoccupati. Bella trovata, dopo aver permesso alla parafarmacia di nascere con la promessa fin dal 2006 della fascia C, adesso la crisi permette di voltare le spalle a 3600 imprenditori-lavoratori!!! La politica e la tecnica mi sta veramente deludendo, soprattutto perchè si tirano in ballo la sicurezza del cittadino e la delicatezza della salute dello stesso offendendo dei farmacisti che hanno scelto di lavorare e investire al di fuori del classico canale della farmacia!!! E’una gran vergogna!!! Ma l’Italia non cambierà mai???!!!! Adesso con l’attuale testo delle liberalizzazioni son sicura che tutto cadrà e la casta otterrà tutto ciò che vuole, MA NON E’ GIUSTO! IO HO UNA FIGLIA, E NON VOGLIO CHE CRESCA IN UNA SOCIETA’ COSì!
    Gentile Senatrice, dopo questa lunga introduzione arrivo al punto: rivedete con coscienza la liberalizzazone della fascia C in un’ottica di liberalizzazioni che non vada ad alterare il sistema delle farmacie e non distrugga le parafarmacie dei giovani titolari, se si vuole le coop si possono controllare, il GOVERNO NE HA TUTTI I POTERI. Liberalizzare si ricordi non vuol dire nemmeno mettere farmaci SOP e OTC in diversi punti vendita senza la presenza del farmacista, come affermano dei suoi colleghi e la d.ssa Racca, perchè sebbene farmaci di largo consumo e ben noti sono sempre farmaci e la presenza del Farmacista è essenziale, anche un’aspirina può far male sia in singola dose che per abuso!
    La ringrazio per l’attenzione e spero che gli interessi dei cittadini come consumatori che come giovani imprenditori sia condiviso. Cordialimente Silvia

  6. Domenico scrive:

    E’ una bell’apertura quella di ascoltare la voce dei cittadini, sperando che quel che viene scritto sia “ascoltato”. Per non essere ripetitivo, non posso che condividere cio’ che ha scritto Silvia il 4 febbraio 2012 alle 12:33.
    La salute del cittadino la tutelano i farmacisti, titolari di farmacia/parafarmacia e dipendenti.

    Date a tutti la possibilita’ di lavorare e garantire un futuro alle nostre famiglie e al paese!

    Saluti
    Domenico

  7. MARCO CETINI scrive:

    Stim.ma Senatrice, veramente lodevole la Sua iniziativa di aprire un filo diretto con i cittadini che, pur abitando Facebook, non sono cittadini “virtuali”, ma popolano il Web, per il senso di apertura e di partecipazione che esso può agevolare.
    Non posso che condividere quanto espresso dalla colllega Silvia, oggi alle 12,30. Vorrei solamente aggiungere che l’ Art. 41 della Costituzione Italiana, è frutto del più autentico spirito liberale e solidaristico al tempo stesso, che ha garantito per decenni la crescita armonica del nostro Paese, ed alla luce di tale dettato “l’ iniziativea economica privata è libera..omissis..o in modo tale da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. ..omissis..
    Ritengo che la sicurezza, la libertà e la dignità umana tanto del cittadino che richiede un servizio farmaceutico efficente ed agile, quanto dei circa 60.000 laureati in farmacia non appartenenti alla cerchia dei proprietari delle 17.000 farmacie esistenti, possano ben ritrovarsi anche in un secondo canale in sana concorrenza, anche perchè non essendo “protetto” dalla convenzione del S.S.N.,recepisce quel bisogno di consulenza e di salute, più “immediato” o più particolare, rispetto a ciò che offre la farmacia. Penso ad esempio all’ ampio settore delle pratiche di medicina complementare; ma questa realtà ha bisogno, per essere sdoganata dalla patente di realtà puramente commerciale,di un riconoscimento pubblico e non di un affossamento o di una negazione ex Lege, di una realtà che ha creato circa 3200 nuove attività nel giro di questi ultimi 5 anni, attività sì commerciali, ma con elevato valore professionale aggiunto.
    Distinti saluti.
    Dott. Marco Cetini
    Presidente Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane di Piemonte e Valle d’ Aosta
    tel. 011 3090317/ mobile 3409886134
    piemonte@anpinet.com
    cetus2008@libero.

  8. Carmine Genovese scrive:

    Per quanto riguarda le liberalizzazioni nel settore Farmacia c’è una situazione difficile da sbrogliare e non sbaglia La Repubblica (il giornale) quando descrive il sistema farmaceutico italiano dicendo che presenta troppe anomalie: “somiglia ad un albero con tanti rami e profonde radici”. Intanto non si può né si deve sradicare l’albero, ci mancherebbe, ma bisognerebbe potarlo nel migliore modo possibile cercando di mettere il consumatore al centro di tutto e non dimenticare che esiste una figura ormai da troppi anni sottovalutata, sottostimata e sottopagata: il Farmacista non quello titolare ma quello dipendente ed è proprio per questo che molti hanno aperto un loro esercizio proprio per fuggire, per allontanarsi per scappare perchè è difficile veramente difficile vivere certe realtà…Mia moglie, farmacista, è stata licenziata per negarle un diritto fondamentale non solo costituzionale ma umano, cristiano, lo chiami come vuole io stò parlando della maternità! Trova giusto questo? Noi farmacisti dipendenti dobbiamo accettare che vengano calpestati i nostri diritti?
    Molti sono i farmacisti disoccupati perchè nelle farmacie si lascia il posto al nipote, all’amico del titolare ultra ottantenne, al figlio dell’amante, basta con l’abusivismo professionale, è giusto chiedere che venga assunto un farmacista secondo il fatturato spesso in farmacia l’unico laureato è il titolare anziano!!!
    Tanti colleghi e giovani laureati non lavorano e puntualmente arrivano da pagare la quota d’iscrizione all’ordine e l’assurda e inspiegabile quota enpaf! Avete capito?? Disoccupati e con tasse da pagare! E le caste e le fondazioni continuano ad arricchirsi!

    L’azienda farmacia deve la sua esistenza principalmente a un atto di natura pubblica e quindi non è corretto considerare la farmacia, una volta istituita, come un bene qualsiasi, alla stregua di un qualunque esercizio commerciale. Le leggi che consentono l’ereditarietà e la compravendita sono antidemocratiche e corporative ed hanno creato lo squilibrio e la diseguaglianza.
    Bisognerebbe eliminare questo privilegio pericolosissimo che consente di trasferire un esercizio delicato quale è la farmacia a chiunque: basta avere i soldi e un prestanome come farmacista e il gioco è fatto. Chi controlla? E’ possibile stabilire se ci sono farmacie in mano alla malavita organizzata ed è certo che chi subentra, erede o compratore, non arriva alla titolarità passando per un concorso, quindi, chi garantisce il cittadino? Cos’è la democrazia? Un sostantivo presente a pagina 510 della 12a edizione dello Zingarelli? E la parola meritocrazia a che pagina è? L’Italia intera deve osservare, suo malgrado, la sistematica e consapevole violazione da parte delle istituzioni della loro stessa legalità costitutiva, deve accettare il soffocamento da parte dei detentori del potere politico dei principi e delle garanzie dello Stato di diritto.
    L’Italia ha un profondo bisogno di cambiamenti, il nostro Paese ha bisogno di rilanciare la propria economia, di uscire da questa crisi ma ognuno deve fare la sua parte.
    Ci vuole una riforma organica del servizio farmaceutico territoriale e questo non significa liberalizzare i farmaci di fascia C ma ben altro:
    1) No alla ereditarietà e alla compravendita: non accettare che venga venduto o tramandato per successione un diritto acquisito tramite pubblico concorso. La Farmacia deve andare a concorso al compimento del 75 esimo anno del titolare, per le farmacie già esistenti tale possibilità verrebbe mantenuta per una sola volta e questa è la proposta anche di CONASFA (Federazione Nazionale Associazioni Farmacisti Non Titolari). Si mette fine alla possibilità di ereditare o fare compravendita di una concessione regionale.

    2) Lotta all’abusivismo professionale: Sempre più spesso al banco della farmacia c’è la moglie, il figlio, la donna delle pulizie, il nipote del titolare o, peggio ancora, il figlio o l’amante del medico con lo studio “annesso” alla farmacia, personale non abilitato a dispensare il farmaco perché non laureato e non abilitato all’esercizio professionale;
    3) Cambiare il Contratto Nazionale: il contratto dei farmacisti dipendenti è legato incomprensibilmente al COMMERCIO e non, come i più logicamente sono portati a pensare, alla SALUTE, un contratto poco dignitoso per una categoria di professionisti; la retribuzione oraria? un calcolo a netto attualmente si aggira intorno a E. 9,80 e io mi chiedo se possiamo mai essere pagati meno di una collaboratrice domestica con tutto il rispetto per la categoria! Chiediamo uno stipendio più dignitoso!
    4) Abbassare il quorum, si creerebbero, nuovi posti di lavoro, nascerebbe una classe di titolari di farmacia selezionata sulla base del merito professionale e soggetta ad un continuo ricambio;
    5) Assunzione di personale qualificato in base al fatturato: in una farmacia che fattura più di 4000 ricette al mese oltre i farmaci di fascia C e quant’altro non può essere che il solo farmacista sia il titolare!
    6) Impedire l’apertura di altre proiezioni farmaceutiche perché ciò vuol dire scardinare l’attuale servizio sul territorio, vuol dire negare i diritti dei colleghi che per avere una farmacia seguono il percorso regolare, quello dei concorsi.

    Una Concessione Statale che viene trasferita di padre in figlio è un grosso scandalo: si vuole difendere tale sistema? Con l’eredità si assume che l’erede (se laureato in farmacia e comunque ha la possibilità di conseguire il titolo) abbia automaticamente superato un concorso pubblico. I figli di medici, insegnanti, dirigenti pubblici sono automaticamente assunti per diritto ereditario? Spesso succede anche questo ma è altra ‘vicenda’. Un carabiniere che supera un concorso pubblico può vendere la propria divisa? Un insegnante può dare in eredità a suo figlio la propria cattedra? Il Preside della Facoltà di Farmacia può lasciare in eredità al figlio la Facoltà? Se non è normale, se è assurdo, perché una convenzione con lo Stato è vendibile o ereditabile? Se riguarda il farmacista è normale, per tutte le altre categorie è ridicolo, assurdo?
    Quando un titolare mette in vendita la sua farmacia, il valore dell’azienda è valutato in considerazione delle merci, della sua professionalità e delle attrezzature esistenti ma in primo luogo, viene considerato che la farmacia opera in esclusiva su un determinato ambito territoriale e questo è un dato che non può essere assolutamente negato. Bisogna rivedere il sistema cancellando la possibilità dell’ereditarietà e della compravendita, introducendo, al massimo, l’avviamento come normale forma di passaggio della farmacia ad altro farmacista in graduatoria, bisognerebbe rivedere la pianta organica e considerare l’idea di abbassare il quorum.
    Si può concepire l’ereditarietà di una farmacia in un contesto di libera apertura ma non di numero chiuso!
    Tutti i farmacisti, avendo la stessa laurea e la medesima abilitazione, dovrebbero avere la possibilità nella loro vita di avere una propria farmacia ed esercitare la propria professione liberamente.
    In farmacia, spesso, si lavora per quasi dieci ore al giorno anche se quelle realmente remunerate sono otto ore! Ci sono pochi titolari corretti che non sfruttano i propri dipendenti, che ne riconoscono la professionalità, ci sono molti titolari arroganti, furbi, che credendosi intoccabili, potenti, spesso sfruttano e maltrattano i propri dipendenti. Io sono con quelle donne, colleghe, costrette talvolta a sfilarsi la fede dal dito quando sono a lavoro per non far sapere al datore che sono sposate altrimenti le licenziano per scongiurare un’eventuale maternità, sono dalla parte di quei farmacisti cui viene negata la possibilità del diritto allo studio per acquisire punteggio per l’assegnazione di una probabile sede vacante, sono con quei colleghi a cui viene negato uno stipendio dignitoso, colleghi che vengono obbligati a prestare il servizio notturno per cinquanta euro a notte o poco più, sono con le vittime dei datori sempre più attaccati al vile danaro, sono con quei colleghi a cui viene sottratto parte dello stipendio dalla busta paga, sono dalla parte di quella collega a cui durante il servizio viene chiusa la porta del bagno a chiave. Io sono con tutti quei colleghi che hanno un curriculum di tutto rispetto ma che spesso non viene nemmeno preso in considerazione perché al banco c’è la moglie, il figlio, il nipote del titolare o, peggio ancora, il figlio, l’amante del medico con lo studio “annesso” alla farmacia, personale non abilitato a dispensare il farmaco. Spesso in farmacia il solo laureato è il titolare e stiamo parlando anche di aziende che fatturano milioni di euro all’anno mi domando ma non capita mai che questo titolare ha per un motivo o per un altro l’esigenza di andare in bagno? Chi lascia al banco in quel momento? Chi dispensa il farmaco? Per questo bisogna assumere personale qualificato in base al fatturato!
    In Italia ci sono circa 60000 (sessantamila) farmacisti collaboratori che hanno conseguito una laurea specialistica di cinque anni, i quali spedendo qualche ricetta in pochi minuti, producono un guadagno nettamente superiore alla loro paga oraria, gli altri minuti servono a produrre il fatturato del farmacista titolare che, quasi mai, mostra gratitudine. Il farmacista è un “Operatore della Salute” e non un commesso anche se lo stipendio è quasi uguale (con tutto il rispetto per la categoria dei commessi, dei magazzinieri). La nostra figura e soprattutto la nostra responsabilità non è la stessa. Il personale non laureato in farmacia non deve pagare alcun contributo ENPAF, alcuna quota per essere iscritti ad un ordine professionale assente e alcun costo aggiuntivo per corsi di aggiornamento (ecm) e soprattutto, chi non ha proseguito gli studi, ha iniziato a lavorare prima e quindi a guadagnare prima, a versare prima i contributi, scegliendo di non frequentare l’università e spesso nemmeno la scuola media superiore.
    L’ostilità di Federfarma, la cecità dell’ordine professionale, l’ingiustificata assenza delle Facoltà di Farmacia, rappresentano un vero atto di arroganza nei confronti dei dipendenti delle farmacie private.
    Ad aggravare una situazione in cui non viene incentivata una crescita professionale si aggiunge una retribuzione più che insoddisfacente, non adeguata al costo della vita, non adeguata al valore professionale di un professionista: il farmacista collaboratore è un dipendente con gli obblighi ma senza i vantaggi di un professionista, spesso il farmacista collaboratore non guadagna più di 1.300 euro al mese ed è impossibile pensare di acquistare una farmacia visti i prezzi.
    Prendiamo in considerazione un sito qualunque di compravendita di farmacie, http://www.farmacieinvendita.com dell’agenzia immobiliare Frederick solutions, troviamo l’elenco aggiornato delle Farmacie e le proposte sono ordinate per regione. Ad oggi le proposte sono quelle sotto elencate, sono cifre in euro, milioni di euro.

    Abruzzo
    Farmacia – Chieti – richiesta 3.400.000,00
    Farmacia – Provincia dell’Aquila – richiesta 4.500.000,00
    Calabria
    Farmacia – Crotone – richiesta 4.500.000,00
    Emilia-Romagna
    Farmacia – provincia Parma – richiesta 1.450.000,00

    Campania
    Farmacia – Salerno – richiesta 4.500.000,00 (ce ne sono tantissime altre che superano i 6 milioni di euro!!!)
    Lazio
    Farmacia – Roma – richiesta 5.400.000,00
    Farmacia – Roma – richiesta 5.600.000,00
    Farmacia – Roma – richiesta 6.300.000,00
    Farmacia – Rieti – richiesta 5.000.000,00
    Marche
    Farmacia – Macerata – richiesta 4.500.000,00
    Toscana
    Farmacia – Lucca – richiesta 5.000.000,00
    Farmacia – Pistoia – richiesta 6.300.000,00
    Farmacia – Pisa – richiesta 7.000.000,00
    Farmacia – Pisa Provincia- richiesta 5.000.000,00
    Trentino Alto Adige
    Farmacia – Trento – richiesta 3.200.000,00
    Umbria
    Farmacia – Perugia – richiesta 6.350.000,00

    Sono tutte farmacie che dovrebbero essere assegnate per concorso! Quali diritti? Quali doveri? Credo sia necessario rendersi conto che è quanto mai opportuno e necessario fronteggiare la crisi economica salvaguardando la dignità professionale e la tutela della salute dei cittadini anziché trincerarsi dietro un conservatorismo che non ha più ragion d’essere in un Paese come il nostro che si definisce liberale e democratico.
    Fino a quando verrà consentito a Federfarma e alla GDO di salire sul carro dei vincitori per difendere i propri privilegi? Fino a quando potranno bussare alle porte dei politici, ungendo ingranaggi dove più conviene? Per quanto tempo ancora dobbiamo assistere a questa opera di “seduzione” sulle decisioni del Parlamento?

  9. Francesca Di Prima scrive:

    Gentile Senatrice,
    apprezzo molto la sua inizizativa. Mi fa sentire che si vive ancora in un Paese democratico dove sono importanti i pareri di tutti.
    Sona una farmacista, ho alle spalle 27 anni di un lavoro che mi piace e mi ha sempre gratificato. Ho aperto nel 2006 una parafarmacia perchè convinta che finalmente ci sarebbbe stata prima o poi una apertura del canale. Io vorrei svolgere il mio lavoro di farmacista al 100 per cento e quindi avere la responsabilità, l’onere e l’onore di poter dispensare tutti i farmaci. A me però non è permesso. Oggi questo è permesso solo ad una piccolisima parte dei titolati (titolati dal titolo di studio) a farlo. Questo non è giusto perchè chiunque laureato ed abilitato nella propria professione può esercitarla liberamente (avvocati, medici, biologi, ingegneri, architetti etc…)tranne che il farmacista. Perchè (erroneamente e non voglio dire furbescamente)le farmacie sono contingentate dalla cosidetta Pianta organica. In realtà è giusto che molte piccole realtà, piccoli paesi di ogni regione in tutto il Paese devono poter avere la certezza di avere una farmacia dove trovare i farmaci che necessitano ai cittadini. Ma questo sarbbe possibile prevedendo un numero minimo di Farmacie e non un numero massimo eciò permetterebbe che si realizzerebbe la condizione importantissima di non lasciare piccoli centri senza questo importante presidio. Le leggi che regolamentano il settore e che contingentano le Farmacie sono datate 1931!!!!!!!!!! Oggi c’è la coscienza e la necessità di cambiare tale legge limitativa della libertà di esercizio di un professionista che lo Stato ha leggittimato con la laurea e l’abilitazione. Bisogna assulutamente aggiornare le leggi ai tempi, che vedono laureati ad oggi 80.000 professionisti a fronte di 17.000 Farmacie su tutto il territorio nazionale e modificare la Pianta Organica nel senso di prevedere un numero minimo e non massimo di farmacie. Ciò a beneficio anche della popolazione che non potrà che averne vantaggi. Se le 17.000 Farmaciie oggi esistenti dovranno in qualche modo dividere i loro fatturati con altri colleghi con uguali diritti e titoli di studio, se ne avvantaggierà la società che vedrà migliorare ancor di più la professionalità di chi oggi è monopolista perchè in un regime di concorrenza le migliori professionalità saranno esaltate a vantaggio della collettività, sia in termini di valori etici che in termini economici. Certa che vorrà anche tenere in conto questo punto di vista, la saluto cordialmente e le invio i sensi della mia stima anche per l’iniziativa intelligente e sensibile che ha voluto intraprendere. Come sempre le donne mostrano di avere una marcia in più e un senso civico maggiore. Un augurio di buon lavoro.
    Francesca Di Prima

  10. alfonso albano scrive:

    ciao,simona.
    sono alfonso da cefalù,e non potevo che apprezzare l’intervento che ha fatto il collega marco cetini.
    da anni sono convinto che la soluzione ad un problema di sbocco professionale degno per la nostra professione di farmacisti sia la FARMACIA NON CONVENZIONATA.
    si può discutere di come regolamentarla ma in tal modo si darebbe accesso alla professione a tutti gli aventi diritto.e senza gravare sul sistema sanitario nazionale.
    ti ho sempre apprezzato anche da sindaco del mio paese per la tua capacità di sintesi.cara senatrice,hai la possibilità di farti portavoce di una svolta epocale per la figura del farmacista.sicuro del tuo impegno solerte anche nei nostri confronti,colgo l’occasione per darti un caloroso futuro.dott.alfonso albano

  11. alfonso albano scrive:

    ovviamente un caloroso saluto…ops

  12. Ill.ma Senatrice Vicari,
    assistiamo da mesi al dibattito aperto sulle farmacie e sull’assetto del servizio farmaceutico. Purtroppo la definizione di molti dei problemi non si avrà fino a che non si metterà mano ad un progetto di riforma organico, che superi la legge 362/91, e non si provvederà alla definizione della nuova Convenzione Farmaceutica, scaduta da oltre un decennio.
    La Federazione Nazionale Giovani Farmacisiti ha più volte espresso il proprio punto di vista sui singoli temi del dibattito e lo ha fatto anche in occasione dell’approvazione del DL 1/2012, c.d. “cresci italia”.
    Le invio un estratto del nostro comunicato stampa dello scorso 25 gennaio, riservandoci di fornirLe maggiori approfondimenti se vorrà dare dare l’opportunità di un incontro alla nostra Federazione:

    “Dopo la lettura del testo definitivo del DL, Fenagifar esprime apprezzamento sper la decisione dell’Esecutivo di voler dare, all’interno dell’art.11, particolare rilievo:
    1. alla specificità del settore della Farmacia, quale elemento centrale del SSN;
    2. alla considerazione delle giovani generazioni, come“il filo rosso” del DL.
    Perché tali decisioni possano trovare pieno ed efficace riscontro operativo nella realtà economica e sociale, a nostro parere, andrebbero affinati alcuni aspetti del DL, ed in particolare:
    - stabilire che il “quorum”, del rapporto farmacie abitanti venga portato al valore di 3300/3500, che rappresenta il valore medio del “quorum” europeo (quoziente medio in vigore nei paesi europei). Questo “quorum”, infatti, è il minimo che possa garantire la sostenibilità al sistema, ovvero posti di lavoro stabili e farmacie efficienti.
    - Inserire nel concorso straordinario delle norme che permettano ai giovani di competere per l’assegnazione delle sedi con reali possibilità di vittoria. Pensiamo che sia opportuno studiare delle norme che diano una giusta valutazione nel rapporto tra il valore da attribuire agli esami ed ai titoli, ed evitare altresì che il previsto accorpamento dei titoli non diventi preclusiva specifica, ma anzi incentivo, per i giovani; inoltre, data la presenza di un considerevole numero di professionisti “under 40”, va inserita, per loro una riserva di sedi.
    - Si colga l’opportunità di risolvere la questione Parafarmacie, prevedendo, all’interno del concorso, l’opportunità ai titolari degli esercizi (escludendo quindi gli esercizi di proprietà di società di capitali, franchising o riconducibili a titolari di farmacia) di poter concorrere all’assegnazione delle sedi con un giusto riconoscimento per il lavoro professionale ed imprenditoriale svolto.
    Si riconosca, infine, il valore etico del farmaco, dando il giusto riconoscimento all’atto di dispensazione, così che la professionalità del farmacista non possa essere confusa, nell’immaginario collettivo, con una gestione commerciale. Tale scopo può essere raggiunto se nell’attuale DL la norma che permette gli sconti anche sulla fascia A (cioè su farmaci che il cittadino può comunque avere gratuitamente o con minimo esborso e con prezzo già calmierato dall’accordo tra stato e aziende) venga sostituita con l’indicazione della necessità di aprire in tempi brevi il tavolo sulla remunerazione professionale.”
    Cordiali saluti,
    claudio distefano
    Presidente Fenagifar
    c/0 Zeroseicongressi 06/8416681 fenagifar@zeroseicongressi.it

  13. Emanuela scrive:

    Gentilissima senatrice Vicari concordo con quanto scritto dalla signora Silvia il 4 febbraio, le assicuro che sono molti i giovani, tra cui giovani farmacisti, magari piccoli imprenditori di parafarmacia,che avevano votato PDL e che sono rimasti molto molto molto delusi dalla scelta di posizione attuale nei confronti dell’apertura al mercato rispetto alla fascia c. Questi giovani si rispecchiavano in parte nell’imprenditoria dell’ex premier e contavano molto sulla spinta liberale che diceva di voler dare in specie ai giovani il PDL. Ora questi giovani sono delusi perché si sono sentiti trattare come se il loro titolo di laurea, corredato ovviamente di esame di stato, iscrizione all’ordine, ecc… valesse meno di un titolare di farmacia?!E questo è a dir poco inconcepibile. Se il problema sono le GDO basta consentire la vendita dei farmaci di fascia c SOLO in quegli esercizi dove il titolare è un farmacista ed ecco tagliate fuori tutte le cosidette cooperative rosse ecc…Temo però che il problema sia non far perdere gli utili alla farmacie per timore di perdere il loro consenso, perdendo però una cifra di elettorato che non accetta più di lasciare tutto in mano alle caste ma vuole avere il diritto di mettersi in gioco con la propria professionalità. Pertanto, sostengo che bisognerebbe lasciare al cittadino la scelta di acquistare il farmaco dal farmacista di farmacia o da quello di parafarmacia, essendo entrambi qualificati allo stesso identico modo. E’ ovvio che ovunque vada ad acquistare il farmaco, dalla liberalizzazione, ne guadagnerebbe l’utente finale in quanto verrebbero praticati degli sconti, possibili solo con la presenza di due canali di vendita e di conseguenza la concorrenza.E’ ovvio che le farmacie si metteranno d’accordo facendo cartello sui prezzi e senza un secondo canale di vendita sconti non ce ne saranno mai. Concludo facendole solo presente che da studi di settore è dimostrato che la maggior parte dei farmaci viene sempre venduta nelle farmacie e che la liberalizzazione della fascia c porterebbe le farmacie a guadagnare MENSILMENTE in meno massimo circa 400€ e che quindi non vengano a raccontare che fallirebbero ecc…Poi visto anche le recenti truffe di Novi Ligure, Palermo ecc…direi che il discorso che solo in farmacia c’è tutela mi sembra alquanto ridicolo.
    Spero possiate prendere saggia decisione.Cordiali Saluti

  14. Maria scrive:

    Gentile Simona,
    la sua iniziativa è apprezzabile. Io sono una farmacista di 30 anni laureata da 4 e disoccupata.Vivo al Nord e sarei stata disposta anche al trasferimento in altre città pur di esercitare la professione che ho scelto.E’ quasi impossibile trovare un impiego in farmacia se non si hanno le giuste conoscenze. Quello che mi fa rabbia è notare al banco di molte farmacie magazzinieri o commesse che dispensano farmaci al MIO POSTO e ciò dimostra che non tutte le farmacie tutelano la salute, e la differenza di stipendio tra un commesso ed un farmacista nella stessa farmacia è minima.Siccome sono giovane e non avendo legami ho deciso di svolgere la MIA professione all’estero e tra qualche mese vivrò in UK.Ci sono agenzie serie che aiutano chi volesse intraprendere quest’avventura e assicuro ai miei colleghi disoccupati e non che essere farmacista in UK è decisamente MIGLIORE che esserlo qui, sia dal puntoo di vista economico, sia dal punto di vista professionale.

  15. Simona V. scrive:

    @Alfonso: cercheremo di soddisfare al meglio tutte le categorie. A presto;
    @Pres. DI Stefano: domani saranno auditi in commissione i vostri rappresentanti
    @Maria ed Emanuela: comprendo i vostri stati d’animo, ma ripeto che stiamo facendo ogni sforzo per venire incontro a tutte le esigenze, ma primariamente a quelle dei cittadini.

  16. Maria scrive:

    @Simona: Grazie Simona..è vero io sono farmacista ma primariamente sono cittadina e da cittadina tutelata dallo Stato non voglio mai più vedere al banco di una farmacia un non laureato che spedisce ricette. E’ un mal costume illegale che però è diventata la regola. Non sto chiedendo un posto di lavoro, sto solo chiedendo di lasciar fare a NOI dottori in farmacia quello che ci compete.

  17. Emanuela scrive:

    @Simona: La ringrazio per la sua cortese risposta. Lei mi parla di esigenze del cittadino, bene ad oggi sono quelle di avere a che fare con un professionista e poter risparmiare ove possibile. Dunque ritengo che la professionalità, dimostrata dal servizio delle Iene, è senz’altro discutibile. Ma,non facciamo di un erba un fascio,anche se purtroppo queste cose capitano anche in altre farmacie magari in misura ridotta. Quello che capita un po’ ovunque, e personalmente viaggiando sovente ho avuto modo di constatarlo, è la vendita del farmaco che richiederebbe la ricetta tranquillamente senza e questo porta appunto le persone ad entrare in Parafarmacia chiedendo ed insistendo per ottenere il gentalinbeta piuttosto che l’efferalgan che hanno preso tranquillamente SENZA RICETTA in farmacia.Ora voglio evitare di prodigarmi in altri esempi noiosi. Ritengo che il cittadino finale debba avere il diritto di scegliere se acquistare il farmaco ripeto dal farmacista in farmacia o dal FARMACISTA in parafarmacia.I due canali portando alla concorrenza portano di conseguenza anche al risparmio del cittadino. e nessuna farmacia fallirebbe. Lasciate spazio ai giovani che hanno intrapreso il loro percorso imprenditoriale investendo i loro risparmi per costruire il loro futuro. Altrimenti se i farmaci devono essere venduti solo in farmacia lasciamo alla farmacia SOLO I FARMACI e impediamo loro la vendita del resto:niente più creme antirughe, biberon, latti, kukident, ciabatte, canottiere, pancere, bagni schiuma, trucchi o profumi, ecc…cordialmente

  18. Annamaria scrive:

    Gentilissima Senatrice Vicari,
    sono un agente assicurativo, anzi sub agente assicurativo per una compagnia di primaria importanza in Italia (forse la prima) e titolare di una sub agenzia in una città del meridione nel quale, lavorare con le assicurazioni è diventato un incubo.
    Dal 2010 ad oggi, sto assistendo al completo svilimento di tutto il lavoro fatto dal mio collega prima e da entrambi poi, perchè subentrato in società in un secondo momento, in questi anni. Ho aspettato con anzia il decreto liberalizzazioni, dal quale poi, sono stato puntualmente preso in giro come operatore e ha preso in giro tutti gli assicurati.
    Non voglio nemmeno commentare il contenuto dell’articolo 34 perchè è veramente ridicolo. O meglio, essendo io un agente (per cause di forza maggiore) monomandatario, come posso presentare gratuitamente, senza neanche conoscere i prodotti delle altre compagnie assicurative, i preventivi che esse propongono??E come faccio a fare un preventivo se non avendo un mandato e di conseguenza i tassi reali effettuati dalle altre compagnie a fare altri preventivi???C’è internet giustamente. Vabbè ma fino a prova contraria su internet ci sappiamo andare anche da soli e confrontare le offerte con i preventivatori, e poi come si può pretendere che io di una compagnia e che sto lì con la mia agenzia a cercare di guadagnare, possa dire a qualcun’altro, toh! guarda c’è questa compagnia che ti fa l’assicurazione ad un prezzo migliore del mio!!Vai lì!!
    MA SCHERZIAMO O COSA???E come se non bastasse se non lo faccio, mi fanno anche la multa che va da 50 mila a 100mila euro!!!MA SIETE PAZZI?!!Ma in quale paese vi risulta una cosa del genere???
    Tra l’altro, questo è quello che afferma il decreto liberalizzazioni, ma che paradossalmente, io purtroppo già faccio da un bel po, dato che la mia compagnia ha aumentato talmente i premi RCA che quando faccio un preventivo quasi mi vergogno a dire il prezzo!Sono 2 anni che non faccio una polizza auto nuova!Il miglior automobilista che verrà da me, senza neanche un sinistro negli ultimi 50 anni, minimo pagherà 1200€l’anno!!E’ inaudito!Quindi sono costretto a consigliare ai miei “potenziali clienti” (tutto guadagno perso) di rivolgersi ad una compagnia che gli faccia un prezzo migliore del mio, e sono io ad indicare quali!Almeno ne guadagno in riconoscenza!Infatti mantengo aperta la mia agenzia assicurativa per un serviziop sociale ormai, e pago la segretaria per fornire servizi gratuiti….Che cosa deprimente!
    Per non parlare poi delle altre polizze degli altri rami. Scontistica tagliata e contemporaneamente tassi aumentati del 20 o 30%, quindi neanche con altre tipologie di polizze posso tamponare alla mancanza di nuove assunzione nelle rca. Sono costretto a fare polizze vita…Bene niente di male in ciò, le ho sempre fatte, ma dove vado a farle con questa crisi che c’è in giro, e chi può permettersele, devi anche stare lì a convincerli. Ma la cosa più fastidiosa è che se non porto un tot di produzione mensile di polizze vita alla mia agenzia generale, mi tagliano le provvigioni d’incasso in tutti i rami dal 16% al 50%!!!A fine mese mi ritrovo che devo io dare dei soldi a loro e non viceversa!!E come se non bastasse, pochi giorni fa ho avuto la sorpresina: riduzione provvigionale automatica del 15% delle provvigioni in tutti i rami, che si va a sommare agli eventuali tagli legati alla produzione!Ormai devo chiudere, non so più come fare…E dopo aver investito un sacco di soldi in questa società appena laureatomi in Economia. Questa è la vita del monomandatario, del sub agente monomandatario!Vivo da 2 anni e mezzo in una situazione di crisi nella crisi!
    Ma non mi do per vinto, farò l’esame per iscrivermi nella sez A degli agenti assicurativi, sperando che ci sia un miraqcolo ed entri in vigore il PLURIMANDATO ASSICURATIVO.E’ l’unico modo per poter io lavorare e far veramente risparmiare i miei clienti, perchè io come operatore, automaticamente, pur di acquisire un nuovo cliente, gli offrirò il prodotto con il prezzo minore e che offre garanzie migliori, così da guadagnare qualcosa invece che non guadagnare completamente nulla!
    E poi così finirebbe il potere di queste lobby e di queste compagnie o agenzie generali che conrinuano a sfruttarci e a farci di continuo stare in tensione.
    Io voglio lavorare!Nient’altro!Permettetemi di farlo perchè così non posso, non so più come fare!

    Grazie Senatrice Vicari e spero che faccia quel che è giusto e che non si pieghi agli interessi di queste lobby che stanno rovinando l’Italia. Mi scusi per il mio sfogo.
    La saluto e buon lavoro

  19. Francesco scrive:

    Sono il papà di una Farmacista, titolare di una Parafarmacia, aperta con grandi sacrifici ovvero sacrficando il TFR di tutta una vita di lavoro.Posso solo dire che sono profondamente deluso, dal fatto che non c’è un parlamentare che difende i diritti di questi giovani laureati in farmacia e in CTF, affinchè possano svolgere la loro nobile professione, come qualsiasi altro professionista.Quello che vedo e che i parlamentari,in occasione della liberalizzazione della fascia C., hanno difeso solo la casta dei farmacisti (sia chiaro non ho nulla contro i farmacisti), forse è solo un caso!!!!!!!!
    Le parafarmacie in italia, sono un bel numero e con essi tutti i parenti e gli amici, percio’ alla prossima consultazione elettorale, ci sapremmo anche regolare in merito.Cordialmente

  20. Tino Policardi scrive:

    Gent.ma Senatrice, facendo riferimento alle liberalizzazioni che riguardano le farmacie, La prego di tenere presente che siamo di fronte ad un privilegio che non ha eguali. Un farmacista che ha vinto per concorso la farmacia, può venderla o lasciarla in eredità ai figli. Lo scandalo non è la proprietà dell’esercizio commerciale che è certamente suo, ma insieme ad esso lui trasferisce anche la concessione governativa che ha vinto per concorso. Non le sembra assurdo tutto questo? Ecco allora il nostro modello di farmacia: Creare l’istituto della farmacia non convenzionata; qualunque farmacista abilitato ed iscritto all’ordine deve potere esercitare la propria professione aprendo liberamente “bottega”. Accederà poi alle convenzioni secondo graduatorie per titoli, così come avviene per i medici di medicina generale. Raggiunta una determinata età, che potrebbe essere ad esempio 65/70 anni, perde la convenzione; la farmacia rimane sua, perchè l’attività commerciale è sua, ma la convenzione passa al primo in graduatoria. Solo così si può rendere giustizia ad una professione da sempre offesa nei suoi diritti fondamentali. In più si creerebbe maggiore concorrenza non solo economica ma anche professionale. Quando il farmacista sa che l’utente è obbligato ad andare da lui perchè unico nel paese o comunque in pochi, trascura la sua preparazione, la sua professionalità, la sua cortesia. La ringrazio di avermi letto

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